Di spesa e giudizi

Immagine Dreamworks

Ieri ero al supermercato a fare la spesa con Pulcino.
Lui, sonnecchiava, si guardava in giro, sorrideva, chiacchierava a modo suo, poi dormiva di nuovo. Nel frattempo io sceglievo cosa mettere nel carrello.
Poiché avevo dimenticato la fascia porta bimbi a casa, avevo lasciato il piccolo nell'ovetto, ma le cose andavano bene, sono riuscita a prendere con calma tutto ciò che c'era in lista, valutando cosa prendere e cosa no.
La gente intorno sorrideva al mio piccolo e proseguiva la sua spesa.
Un momento idilliaco, insomma.

Ma tutte le cose belle hanno una fine.
Quando ci siamo avvicinati alla cassa, Pulcino ha iniziato a piangere disperato. 
L'ho preso un po' in braccio, consolato, insieme abbiamo spinto il carrello alla cassa e poi gli ho spiegato che lo mettevo giù per poter caricare la spesa sul nastro e pagare.
Appena sistemato sul suo ovetto ha ricominciato a piangere.
Mi è dispiaciuto tantissimo lasciarlo piangere, ma non potevo fare altrimenti. Con una mano sul pancino cercavo di consolarlo parlandogli dolcemente, con l'altra andavo avanti a scaricare la spesa. Lui si calmava un pochino, poi ricominciava a piangere.

Ovviamente, quando i bambini sono pacifici e silenti, va tutto bene, quando piangono, ecco che come api sul miele arriva la gente pronta a giudicare!

"povero bambino! Ha fame!" "Non so, signora, ha mangiato da poco. Appena arriviamo in macchina vedo se ha fame e nel caso gli do da mangiare." "Meglio!"
(Si, certo, perché sono una madre snaturata che lascia piangere il suo bambino perché è paffutello e lo mette a dieta...)
"Dagli il ciuccio, poverino!" "Ho provato, signora, ma non gli piace, lo sputa via." "Allora insisti!"

Si avvicina un'altra signora che gli canta una ninnananna. "Povera bambina, hai sonno tesoro?" "È un bimbo, signora. A dire il vero stava dormendo e si è svegliato." "Povera bambina, allora hai fame!" "È un maschietto, signora. Ha mangiato da poco, ma appena arriviamo alla macchina vedo se ha fame, tra poco devo pagare." "Oh, povera bambina, porta pazienza, dai!" (È un maschiooooooo!!!) 

Un'altra signora, guarda il mio piccolo ed esclama: "non vuoi proprio stare giù, eh?" E la cassiera: "che capriccioso che sei!" Esclama guardando il pulcino che piange ad intermittenza. "Ma non puoi dargli la camomilla, che così si calma?" (Respiro profondamente come maestro Shifu e mi ripeto Pace Interiore, Pace Interiore, Pace Interiore, Pace Interiore...)
"Beve il mio latte, non gli do la camomilla, non gli serve, grazie." Risponde. E lei borbotta "con la camomilla piange meno!"

Mordendomi la lingua ed evitando di diventare offensiva saluto, vado alla macchina, appoggio l'ovetto sul sedile. Pulcino scarica un po' di aria, sorride e si riaddormenta. Io finisco di sistemare la spesa e torno a casa.

Mi è rimasto un grande fastidio, però! 

Perché la gente è così brava a giudicare i bambini che non conosce?
Perché bollare un bambino di neanche tre mesi come capriccioso?
I bambini così piccoli non fanno capricci, esprimono bisogni. Loro non parlano, l'unico modo che hanno di comunicare è sorridere o piangere.

Perché bisogna risolvere tutto con un bibe di camomilla, o il ciuccio?
L'allattamento materno non prevede camomilla, tisane e simili, basta il latte di mamma. Se un bambino non vuole il ciuccio e trova il modo di consolarsi in un altri modo, perché imporlo? 

Perché un bambino vestito con una tutina a strisce bianche e nere che lo fanno assomigliare ad una bella zebra, con l'ovetto verde acido e la coperta azzurra deve per forza essere una femmina? Se ti dico che è un maschietto è un maschietto, lo saprò, no? È mio figlio!

A volte vorrei avere la risposta pronta, mi vengono dopo, quando è troppo tardi. Poi penso che con certa gente non vale la pena discutere, non sono persone che conosco, basta lasciarle parlare. Non le incontrerò più, non fanno parte della mia vita. 

Però credo che la gente dovrebbe essere un po' più tollerante di fronte ad un neonato che piange. Dovrebbe imparare a rispettare le mamme ed i papà, che meglio conoscono i loro figli.

Spesso al supermercato si vedono bambini che piangono, che fanno capricci, che si disperano. Chi siamo noi per giudicare le famiglie ed etichettarle?
Il bambino li vicino a noi, seduto nel carrello, che piange, potrebbe essere molto stanco, potrebbe essere annoiato, potrebbe essere frustrato.
Fare la spesa è necessario, spesso ci dobbiamo andare portandoci dietro la prole perché non possiamo fare altrimenti. Ma non è detto che per i bambini sia un'attività adatta. Loro sono fatti per giocare, per fare cose da bimbi.
A volte hanno una giornata di scuola alle spalle e sono davvero stanchi e ciò di cui avrebbero bisogno è stare a casa propria con le loro cose, i loro ritmi.

Noi genitori dobbiamo mediare, cercare di aiutare i nostri bimbi a non annoiarsi, coinvolgendoli. Ad esempio, abbiamo scoperto che se Polpetta ha la sua lista della spesa da spuntare con la matita, si diverte un sacco a fare la spesa. Altre volte trascina lui il cestino della spesa, quello con le ruote. Altre volte spinge il carrello e poi prende la merce da acquistare, mettendola orgoglioso nel carrello. 
Fare spesa non sempre è piacevole per tutti, ma se cerchiamo di renderla un gioco è molto probabile che riusciremo ad arginare crisi e pianti.
E se la gente giudica, armiamoci di pazienza. La pazienza è la virtù dei forti.

Commenti

  1. Il mio capo, quando parlava di gente inopportuna e arrogante, diceva "Ha un parere su tutto". Significa voler a tutti i costi mettere il becco dove non ci compete.
    Ah, io non avrei avuto la tua pazienza, credimi.

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    1. A volte porto pazienza per il quieto vivere...

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  2. Io credo che questi interventi nella maggior parte dei casi siano solo egoistici ovvero non per reale preoccupazione per un bambino o dispiacere nel sentire che piange, ma perché a loro stessi da fastidio, il rumore, il capriccio o dir si voglia. Personalmente me ne sono sempre fregata, senza dare spiegazioni e al massimo dicendo "non si preoccupi che ce ne stiamo andando", ed ho visto che funziona, rimangono tutti con la risposta a mezz'aria e a bocca aperta. Poi c'è anche chi è impiccione di suo e lo fa per dimostrare di essere sapientino di turno, in entrambi i casi, questi interventi di estranei non li tollero e perciò li ignoro. A me non è mai passato per la testa di intromettermi e dire la mia in certe situazioni, non capisco proprio chi lo faccia e la buona fede o le buone intenzioni non riesco a vedercele. Mi fanno arrabbiare terribilmente anche perché pur ignorandoli, hanno il potere di rovinarti l'umore. Sei stata fin troppo gentile con loro, complimenti non ne sarei stata capace.

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    1. Credo che sia uno dei pochi vantaggi del non avere la lingua svelta: mi vengono in mente le risposte che avrei potuto dare molto tempo dopo...

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  3. Hai perfettamente ragione, ci vuole una pazienza infinita! Capisco che a queste persone ed agli altri in generale possa dare fastidio il pianto od il capriccio ma siamo stati bambini tutti e non certo silenziosi. Io ho sempre ignorato, anche se dentro un pò mi sentivo giudicata e non rispondevo proprio. D'altro canto, io non mi permetterei mai di intromettermi vedendo un'altra mamma in quella situazione o con un bimbo che piange o fa i capricci, a meno che non abbia bisogno di aiuto (tipo un altro figlio che le scappa nel mentre sulla strada o la borsa che cade o simili. logico che in tal caso aiuterei !)

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    1. Spesso a tacere si fa più bella figura, hai ragione!

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  4. Come ti capisco e quante volte mi sono trovata a "mordermi la lingua" per non rispodere in malo modo... chissà perchè con i figli degli altri sono tutti esperti e quello che fa la madre viene sempre messo in discussione...

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    1. ...e magari poi coi loro figli si trovano nella nostra stessa situazione!

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  5. Che pazienza che ci vuole!
    I miei figli sono stati scambiati per femmine fino si 3 anni di età. Comunque credo anch'io che questi interventi siano egoistici e manifestino fastidio da parte della gente. In Kuwait ogni famiglia ha minimo tre figli e tutto è impostato sulle famiglie che nessuno si permetteva di giudicare e dare consigli inutili, solo grandi sorrisi e carezze dolci e vere.

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    1. Dovremmo imparare da loro! I piccoli vanno accettati e rispettati!

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