lunedì 14 marzo 2016

Cosa succede quando un bambino salta il riposino....



Ieri siamo stati tutto il giorno all'aperto.
Quando la stagione si apre e le temperature sono piacevoli, credo sia giusto lasciare i bambini all'aperto il più possibile per giocare all'aria in mezzo alla natura.

Sebbene queste giornate siano meravigliose, comportano però il rischio che i bambini, saltando il riposino, si stanchino tanto.
Ed ecco che, da creature docili ed amorevoli, subiscano una trasformazione ed inevitabilmente diventino mostriciattoli difficili da gestire.

È successo proprio ieri sera: stavamo tornando alla nostra auto, quando entrambi i bimbi sono esplosi in un pianto inarrestabile, isterico e così forte che, mentre li stavamo caricando in auto, la gente si affacciava alla finestra per assicurarsi che nessun infante stesse subendo violenza. Vi lascio immaginare l'imbarazzo....

I bambini, dalla nascita all'età prescolare, sono spesso soggetti a crisi di pianto incontrollabile, che scaturiscono per vari motivi e che sono complesse da gestire. Se il bambino è calmo, tenero, coccoloso, improvvisamente per un nonnulla diventa un Gremlins urlante.

I motivi per cui questo accade sono molteplici.
Possono essere causati da bisogni fisici come stanchezza, fame, sete o un pannolino da cambiare, un mix di tutti questi fattori, oppure da un'emozione forte che non riescono a gestire, come rabbia, tristezza, dolore, paura....

I bambini di questa fascia di età non hanno ancora maturato a pieno la parte del cervello emotivo, per cui arrivano ad un punto in cui non riescono più a gestirsi, qualcosa li manda in crisi e l'unico modo per scaricare la tensione è quello di piangere.

Come fare, quindi a gestire un piccolo Gremlins?
Innanzitutto cercare di capire cosa lo spinge a comportarsi in quel modo.
Quando Polpetta era più piccolo ho scoperto che, se escludendo fame e sonno o un'emozione forte non riuscivo a capire come risolvere la crisi, un bicchiere di acqua lo calmava. Era assetato e non lo sapeva.

Altre volte, se il pianto non è scatenato da bisogni fisici, ma da un'emozione, funziona calmare il bambino con il contenimento affettivo. Lo si prende in braccio, stringendolo a sè e parlando sommessamente, facendogli capire che si comprendono le sue emozioni, chiamandole per nome ed aiutando il bambino a calmarsi. Più il bambino si sente compreso ed accettato per la sua emozione, più è facile che si calmi.

Ma quando un bambino inizia a crescere ed è grande come Polpetta, che sta per compiere quattro anni, a volte il contenimento affettivo non è abbastanza o non è la soluzione giusta: ci sono volte in cui piange ed urla forte. In questi casi ho visto che alzare la voce o essere fermi ed impositivi non funziona, è per lui di aiuto se noi genitori manteniamo la calma. Molto difficile, soprattutto se sei stanca, ma immaginando la voce rilassante di Maestro Shifu che ti sussurra all'orecchio "pace interiore, pace interiore, pace interiore..." ce la si può fare. 
Quindi gli si dice che lo si capisce e gli si chiede se vuole che lo lasciamo sfogare in pace. Quando la sua risposta è affermativa lo lasciamo sfogare  da solo mentre noi andiamo avanti a fare le nostre cose poi, dopo un tempo ragionevole, (tipo dai tre ai cinque minuti) gli diciamo che si è sfogato abbastanza e che è ora di calmarsi. 
Se non si calma da solo, gioco con lui al "gioco della medusa".
L'abbiamo inventato in giorno in cui non si calmava più. Polpetta ed io inspiriamo ed espiriamo mentre con il corpo e le braccia imitiamo i movimenti fluidi e delicati delle meduse. Polpetta si concentra sul gioco, ride e si dimentica della rabbia, così si calma.

Ci sono volte, però, che è così arrabbiato che non si riesce a calmare. Sono i momenti in cui mi fa tenerezza perché guarda me o Marito con gli occhioni colmi di lacrime ed implorante ci dice: "aiutami! La rabbia birichina va via e poi ritorna!"
In questi casi ci abbracciamo forte, diciamo insieme alla rabbia di andare via e ci facciamo una grande coccola e in poco tempo la crisi diventa in breve un ricordo. Da Gremlins urlante Polpetta torna un bambino tenero e coccoloso.

I capricci dei bambini sono così: imprevedibili, a volte inarrestabili, ma con empatia e pazienza si riesce a risolverli. La cosa fondamentale, però è che  un capriccio non sia la scusa per rompere gli schemi e trasgredire le regole. Le regole ci sono, sono importanti e vanno rispettate sia quando si è calmi e felici, che quando si è in crisi.

I nostri bambini, ieri sera, erano solo stanchi.
Se per Pulcino è bastato che partisse l'auto per addormentarsi, Polpetta  ha pianto e si è disperato per un po, quindi quando gli ho chiesto se non fosse ora di calmarsi, lui mi ha detto che la rabbia non se ne voleva andare. Abbiamo fatto il gioco della medusa e si è calmato, crollando addormentato sul seggiolino. Meno male!


L'immagine che ho scelto per il post di oggi mi è stata gentilmente prestata da Silvia Lonardo del blog Cose da Mamme . Credo che descriva perfettamente come sono i miei bambini quando si riposano e quando no! 😂😂😂

5 commenti:

  1. Maestro Shifu e il gioco della medusa li trovo perfetti e adorabili per calmare noi e poi aiutare anche i piccini a smaltire la rabbia

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  2. I piccoli si reggono su un delicato equilibrio, tanto sembra fragile (saltano un riposino e scatta la tragedia), tanto poi si fortificano credendo e sanno gestire i propri momenti di crisi! Meraviglioso dono poter crescere due vite umane, che gioia la maternità. Che Gioia.

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  3. Il gioco della medusa mi sembra ipnotizzante! All'occorrenza proverò!
    Baci.
    Ketty

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  4. Uh, com'è vero che a volte si scatenano in pianti irrefrenabili e immotivati!! Però quel gioco della medusa lo devo consigliare a mia figlia, troppo forte!

    PS - Bellissima la nuova veste del blog!

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  5. Ottimi suggerimenti, Silvia... Anche io ho visto che la mia inquietudine moltiplica la loro in un crescendo che si autoalimenta. A volte non sono in grado di calmarsi da soli, quindi hai ragione, vanno rispettati offrendo loro uno spazio da soli, ma se non lo gradiscono o non basta, li sia iuta. Io coi piccoli leggevo un libricino coccolandoli, per contenerli e distrarli. Crescendo questo non è più uno strumento sufficiente e nemmeno giusto, in un certo senso: cerco di validare le loro emozioni, ma anche di insegnar loro a gestirle. Quanto ai sonnellini io ai due grandi li ho proposti fino ai 5 anni... ovviamente solo alcuni giorni, ma se vedevo che andavano volentieri perché no?

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